“Prendi un’oncia di pece, la stessa quantità di resina, incenso e mezza oncia di mastice. Gettateli sul carbone vivo, sopra il quale posate un piatto per ricevere il fumo. Una fuliggine nera aderirà al piatto; con questa fuliggine impregnare le ciglia e le sopracciglia, strofinandole molto delicatamente. Questa operazione, se occasionalmente ripetuta, li conserverà perfettamente neri”.
The toilette of health, beauty and fashion, 1833
Si dice che “gli occhi sono lo specchio dell’anima”, ma sono anche il mezzo di comunicazione più immediato. Poiché attraverso il contatto visivo le emozioni e gli stati d’animo si esprimono in modo diretto ed efficace, lo sguardo è un elemento fondamentale nelle relazioni interpersonali che, fin da tempi remoti, è stato efficacemente evidenziato dall’uso del make-up.
Tra i cosmetici decorativi il ruolo di primo piano spetta, senza ombra di dubbio, al mascara che dalle sue origini si è evoluto per composizione, colore, consistenza e tipologia di applicatori. In commercio ne esistono diverse formulazioni sia per specifica (waterproof, water resistant, long lasting) sia per funzione (lengthening, volumizing, curving, strenghtening), ma la finalità è sempre la stessa: infondere allo sguardo quell’intensità che solo il mascara sa dare.
Il termine mascara viene da “maschera” la cui etimologia è di origine incerta: dal preindoeuropeo masca “fuliggine, fantasma nero” con il senso di “essere camuffato che incute paura”, a una seconda ipotesi dal latino tardo e medievale màsca col significato di strega (“maschera” è detto anche di un volto dai caratteri marcati e piuttosto espressivi).
Anticamente era diffuso l’uso del kohl, un composto in polvere “a lunga tenuta” costituito da galena, malachite, antimonio, grasso animale e resina di incenso, che applicato tramite un apposito bastoncino di feltro, conferiva un’ottima coprenza.
Le prime tracce del suo impiego risalgono all’età del bronzo, ma il suo massimo sviluppo lo dobbiamo all’Egitto dove si utilizzava principalmente come protettivo dalle infezioni oculari e come cosmetico per scurire le palpebre e delineare il contorno degli occhi.

Contenitore per kohl in maiolica appartenuto alla principessa Sitamun, 1390–1352 a.C.
Nel corso del tempo, la svolta che portò alla grande evoluzione del mascara (e del prodotto cosmetico), anche sul piano commerciale, è stata nel XIX secolo. Nell’Ottocento, la mentalità progressista della rivoluzione industriale stava sviluppando le proprie radici in un terreno saldamente ancorato al passato e fondato sull’autorità delle regole religiose, determinante per il costume sociale del tempo, caratterizzato da un atteggiamento di rispettabilità e perbenismo.
Le signore appartenenti alla nuova classe borghese dovevano osservare un canone di bellezza altrettanto rigido e ben delineato, ampiamente ritratto nell’arte e descritto dalla letteratura del periodo.
La giovane consunta dal viso ovale incarnato d’avorio, con le guance arrossate e le labbra color rubino, occhi grandi, languidi e scintillanti, un fiore delicato il cui unico scopo di vita era finalizzato al matrimonio.

Marie Duplessis comtesse de Perrégaux, Eduard Viénot, 1840
Era naturalmente implicito che non svolgesse alcun lavoro fisico (fonte di imbarazzo per la famiglia), di conseguenza qualsiasi accenno di abbronzatura o tono muscolare (segno distintivo della classe operaia) non si confaceva con l’immagine di fragilità della donna borghese. Nonostante fosse concesso l’uso del make-up no make-up, il trucco rimandava comunque all’immagine contrapposta delle attrici e delle prostitute dagli occhi bistrati𝟣, malviste dalla buona società𝟤.
Gli effetti della tubercolosi che imperversava in questo periodo, divennero presto lo standard di bellezza vittoriano che assegnò alla malattia uno status di classe. Il make-up stile consumptive chic, che oltre all’incarnato poneva il focus sullo sguardo, incentivò la creazione dei precursori del mascara e della matita per sopracciglia, alla quale contribuì la sperimentazione casalinga delle signore borghesi. Da semplici espedienti come una goccia di olio di ricino o vaselina sulle palpebre superiori, che attirava la luce senza aggiungere colore agli occhi, all’uso dell’estratto di belladonna per dilatare le pupille (pratica già in uso nel Rinascimento italiano). Dal taglio delle ciglia per rinforzarle e infoltirle, a preparazioni più o meno elaborate come l’applicazione della fuliggine prodotta dalle lampade ad olio, l’uso di sughero o forcine abbrustoliti e usati come una matita, a miscele composte di cenere e succo di bacche di sambuco, inchiostro di china e pasta di chiodi di garofano bruciato. L’esempio riportato in citazione, proposto da una rivista dell’epoca, garantiva il risultato di un water resistant ante litteram.
Nel 1860 “The Prince of Perfumers”, ovvero il francese Eugène Rimmel, pioniere e innovatore dell’industria cosmetica e fondatore della House of Rimmel di Londra, perfezionando la formula del colorante per barba e capelli Superfin𝟥 lanciò sul mercato Superfin Water Cosmetique, uno dei primi mascara solidi (block mascara) destinati all’uso esclusivo per ciglia e sopracciglia.

Economico da realizzare, il prodotto era confezionato in contenitori d’alluminio e proposto nei punti vendita che si rivolgevano alla fascia bassa del mercato cosmetico, perciò rimmel diventò sinonimo di mascara in molti paesi.
Alla fin de siècle stava per nascere negli Stati Uniti un’altra casa cosmetica che contribuì alla diffusione del mascara. A Chicago il giovane chimico Thomas Lyle Williams, osservando la sorella maggiore Maybel alle prese con polvere di carbone e vaselina per prepararsi il mascara, decise di migliorarne la formula. Dopo diversi tentativi produsse Lash-Brow una “splendida preparazione per stimolare e promuovere la crescita di ciglia e sopracciglia”, caratterizzata dalla presenza della vaselina allo stato gelatinoso, che rispetto alle formulazioni di Rimmel, conferiva una lucentezza particolare allo sguardo. Nel 1915 fondò The Maybelline Company (da Maybel e vaseline). Inizialmente produceva solo mascara, il Lash-Brow-Ine (ciglia, sopracciglia e vaselina), venduto a livello locale e acquistabile solo per corrispondenza.
In seguito Williams rivoluzionò la forma cosmetica e iniziò la produzione di Maybelline, un mascara solido in cialda rettangolare, dotato di applicatore a spazzolina e istruzioni per l’uso, confezionato in un pratico contenitore da portare con sé in vista di eventuali ritocchi𝟦.
Maybelline’s cake mascara fu il primo mascara prodotto e commercializzato negli Stati Uniti. Estremamente popolare, era disponibile nei five and dime stores (noti anche come dollar shop o pound shop, i tutto a un euro odierni).
Nel 1929 Williams espanse la produzione a ombretti e matite per sopracciglia e propose anche un mascara liquido e in crema (rispettivamente in flacone e tubetto con applicatore). La versione in cialda (riproposta attualmente da alcune case cosmetiche) continuò a essere la più usata fino agli anni ‘60, quando nel 1957 Helena Rubinstein introdusse sul mercato Mascara-Matic, inaugurando lo sviluppo dell’attuale contenitore dotato di applicatore a scovolino, con il quale preleviamo “automaticamente” la formulazione in crema dal contenitore.
La storia del “rimmel-mascara” si è evoluta nel tempo, sia per formulazione sia per design e packaging, attraverso la continua ricerca delle case cosmetiche che oggi ci propongono prodotti efficaci, pratici, adatti a ogni esigenza estetica, ma soprattutto sicuri. Chiamiamolo come vogliamo, ma una cosa è certa:
“Uno dei grandi misteri della natura è: perché teniamo sempre la bocca aperta per mettere il mascara?”.
Helen Fielding, Il diario di Bridget Jones, 1996
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- Il bistro (dal francese bistre) era costituito da una polvere nera fine, ottenuta dalla fuliggine del legno di faggio impastata con gomma, destrina, ecc., usata per colori ad acquerello e nella truccatura degli artisti, o come cosmetico femminile, per ombreggiare gli occhi e scurire le ciglia.
- Come sosteneva la scrittrice Eliza Lynn Linton in un articolo del 1868, tale pratica induceva nelle giovani donne “un comportamento che deteriora la società dall’interno e pone in pericolo i valori religiosi in conflitto con la cura dell’esteriorità; l’unica bellezza che deve contare per una donna è quella dell’animo, piuttosto di quella del corpo, mezzo di tentazione e peccato”.
- Un colorante all’acqua costituito da una miscela di pigmenti neri o marroni in scaglie di sapone e stearato di sodio. Molto diffusi tra gli uomini dell’epoca e tra i caratteristi teatrali, i coloranti all’acqua (water cosmetique) sebbene suscettibili al sudore rispetto ai pomatum, erano più facile da rimuovere, non irrancidivano e non davano l’effetto untuoso e cerato. I water cosmetique erano reperibili in due forme cosmetiche: in stick, da applicare su barba e capelli e bagnati ritoccando con una spazzola per baffi, e nella versione block/cake (in sostanza, barre o cialde di sapone colorato) da stemperare in acqua e applicare direttamente con un pennello, che diventò la base per la creazione dei futuri cake mascara.
- L’applicazione del cake mascara richiede l’uso dell’acqua. Non sempre disponibile in viaggio, si sostituiva spesso con la saliva mettendo la spazzolina in bocca o sputando direttamente sulla cialda.